China spins the World

As China goes, so goes the World” titola un recente libro di Karl Gerth sul consumismo in Cina. Ed in questo c’è sia un aspetto positivo che uno negativo. Quello positivo è che la gente in Cina consuma a livelli che non si erano mai visti in precedenza, vivendo uno stile di vita ugualmente confortevole come in qualsiasi altra parte del mondo, e comprando le stesse cose, avendo naturalmente a disposizione il denaro per farlo.

L’aspetto meno positivo è che se questo trend va avanti ai ritmi sostenuti di oggi gli effetti a livello globale potrebbero essere devastanti.

Girando per Shanghai mi rendo velocemente conto del primo dei due aspetti. La metropoli è un concentrato di finanza & business, fashion & lusso, tecnologia e nuovi trend. Lo skyline – in particolare, dal mio punto di vista, quello di Pudong visto dal Bund – con in suoi scintillanti grattacieli che fanno gara a svettare verso il cielo, riesce a far impallidire anche New York.

Da questi uffici i nuovi manager e businessmen cinesi guidano aziende pronte a invadere i mercati interni ed internazionali coi loro prodotti, e quando il sole tramonta si ritrovano nei bar, ristoranti o club che dai piani alti osservano con un pizzico di snobberia il mondo fuori laggiù.

 

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[Pudong - Skyline]

 

L’altro aspetto del benessere che si espande in questa città sono i grandi centri commerciali e gli show room delle grandi firme della moda e del lusso. Qui, forse più che altrove, la griffe è il simbolo della conquista di uno status sociale.

E se, come qualcuno ha detto, Shanghai non è il solo posto dove, quando i marketer dicono “Jump!”, i consumatori chiedono “quanto alto?”, è pur vero che qui si concentra una buona parte della classe emergente cinese, che contrasta con le decine di milioni di persone che vivono ancora in condizioni di estrema povertà nel resto del paese.

 

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[Louis Vuitton - Show Room]

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