Il volto di una città che cambia

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Guido verso casa sulla via che costeggia la vecchia fiera di Milano. Le voci alla radio echeggiano nel sottofondo dei rumori del traffico e mi accompagnano in questo breve tragitto che faccio quasi tutti giorni.

Il sole è tramontato ed il cielo azzurro inizia a virare verso il blu. Fermo ad un incrocio sento incombere la presenza di una gru da costruzioni che, illuminata da potenti fari, si staglia verso l’alto. Fuori dal finestrino, al di la dei muri, gli ultimi operai lasciano il cantiere dove scheletri di cemento, vetro e acciaio prendono forma tra fondamenta appena gettate ed edifici già ultimati.

La luce rossa del semaforo mi ipnotizza e la mente viaggia lontano. In un attimo torno a Delhi e a Bangkok,  a Kuala Lumpur e Saigon. Rivedo tessuti metropolitani espandersi nelle periferie, stringersi nella morsa delle arterie stradali e inghiottire vicoli urbani per far crescere alti i grattacieli; segno tangibile del boom economico in corso.

Le città ci cambiano addosso, a volte lentamente e non ce ne accorgiamo. L’opera dell’uomo trasforma l’ambiente attorno a noi, modifica lo skyline, stravolge i paesaggi.

Rifletto sull’enorme impatto che abbiamo sul pianeta; sull’impronta lasciata dall’attuale periodo in cui viviamo, un’era che lo scienziato olandese Paul Crutzen ha definito Antropocene, evidenziando come i segni delle attività umane sono destinati a permanere nel tempo, anche quando la civiltà sarà scomparsa dalle metropoli e queste non saranno molto più che edifici in rovina e cumuli di detriti.

Il volto di una città che cambiaultima modifica: 2011-04-03T13:34:00+02:00da massimoko
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