Mao e la Coca-Cola in Cina

Qualche settimana fa leggevo su La Repubblica un articolo sui 125 anni della bibita più famosa al mondo. Dell’intera pagina dedicata all’evento mi è saltata all’occhio questa fotografia qui sotto.

Sarà che sono appena tornato dalla Cina e quindi sono più sensibile all’argomento, sarà anche che ho lavorato in Coca-Cola, ma mi è venuto spontaneo scrivere questo post.

Coca-Cola Cina.jpg

 

La Cola-Cola si avvicina al ‘celeste impero’ quando l’allora Presidente del colosso di Atlanta, il 36enne Robert W. Woodruff decide di impegnare tutte le sue energie per ‘conquistare nuove terre’. In un comunicato stampa ufficiale emesso in quell’occasione si leggeva che la nuova direzione “avrebbe esteso l’attività […] in un raggio molto più ampio di quello attuale, non soltanto negli Stati Uniti ma anche all’estero>>.

La strategia per entrare nei nuovi mercati era di affidarsi ad imbottigliatori locali già affermati o a ricchi imprenditori ben introdotti a livello economico e politico. Per perseguire questi obiettivi nel 1926 venne istituito il Dipartimento Estero della The Coca-Cola Company e alcuni rappresentanti furono mandati in Europa, in America Centrale ed in Cina per impostare le attività produttive e commerciali in quei territori.

Sono gli anni a cavallo tra le due grandi guerre; un periodo travagliato durante il quale la Cina subisce aggressioni straniere, colpi di stato, la guerra civile, l’occupazione giapponese ed infine il maoismo.

Già nel 1914, due anni dopo che la Repubblica cinese era stata formalmente inaugurata e l’ultimo imperatore – Pu Yi – aveva abdicato, il Giappone entrava in guerra con la Germania occupando le Concessioni tedesche nello Shandong. Inoltre dal 1916 al 1928 i Signori della Guerra comandavano in alcune province cinesi con forze militari personali.

La bibita fa la sua prima comparsa in Cina nel 1927, dopo la riunificazione nazionale di cui è protagonista il Partito Nazionalista di Sun Yat-sen. Nei vent’anni in cui questo partito è al governo anche le attività di Coca-Cola prosperano.

I problemi iniziano nel 1946 quando Mao Zedong, alla guida del Partito Comunista entra in lotta con Chiang Kai-Shek, leader del  Partito Nazionalista che nel 1949 ne uscirà sconfitto.

Il contesto in cui si muoveva la Company era diventato instabile. Sul finire della seconda guerra mondiale Woodruff aveva assunto un ex politico del Partito Democratico, James Farley, come ambasciatore di prestigio dell’azienda delle bollicine presso i ricchi e i potenti del mondo. Fu lui che, nella celebre conferenza di San Francisco in cui i delegati di cinquanta paesi si incontrarono per dare vita alle Nazioni Unite, si occupò di ‘rifornirli di cibo, vino e Coca-Cola’.

Nel 1946, di rientro da un viaggio di diversi mesi in giro per il mondo, Farley si disse certo che i cinesi, in quel momento dilaniati dalla guerra civile, avrebbero trovato una soluzione ‘amichevole’ al conflitto. Questa previsione si rivelò invece completamente sbagliata così come le più ottimistiche ambizioni di successo commerciale della bevanda, almeno nel breve termine.

Nel 1949 l’Armata Rossa conquistò Pechino e Mao Zedong in Piazza Tienanmen proclamò la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Ogni trattativa di pace tra comunisti e nazionalisti si rivelò inutile ed il governo di Chiang Kai-Shek fu costretto a ritirarsi a Taiwan.

Mentre gli Stati Uniti affermavano di riconoscere il governo nazionalista come il solo legittimo, impedendo l’ammissione del governo comunista cinese all’ONU, la Cina firmava a Mosca un trattato di amicizia, di aiuti finanziari e di alleanza e mutua assistenza con la Russia. Inoltre interveniva militarmente in Corea per respingere verso sud le forze americane.

Era iniziata la guerra contro “l’aggressione imperialista degli Stati Uniti e degli altri paesi capitalisti”, come si legge nel famoso Libretto Rosso:

 

The longer the U.S. aggressor remains in those places, the tighter the nooses round their necks will become.  

 

E ancora:

People of the world, unite and defeat the U.S. and all their running dogs!

 

Mao non si risparmia nemmeno con la  Coca-Cola che viene definita “l’oppio dei cani sciolti del capitalismo”.

La vittoria di Mao non portò solamente a cambiamenti negli assetti geopolitici ma anche sociali ed economici. Venne varata la riforma agraria che distribuiva la terra dei grandi proprietari ai contadini. Tutte le banche, le industrie e le imprese vennero nazionalizzate e con esse anche tutti gli stabilimenti cinesi della Coca-Cola, con eccezione di quelli di Honk Kong, allora sotto il dominio Britannico.

Solamente nel 1979, tre anni dopo la morte del Presidente Mao, con la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti e grazie al supporto dell’allora presidente Jimmy Carter, la Coca-Cola poté finalmente tornare in Cina.

 

Riferimenti storici:
M. Pendergrast: For God, Country and Coca-Cola
T. Terzani: La porta proibita
F. Rampini: Il secolo cinese
Quotations from Chairman Mao Zedong
http://www.tuttocina.it
Mao e la Coca-Cola in Cinaultima modifica: 2011-05-21T16:22:00+02:00da massimoko
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