Un estate memorabile

Ci sono estati che si ricordano con particolare intensità per le emozioni che hanno lasciato. Grazie ad una conversazione lanciata qualche giorno fa da Mitì su friendfeed ho riavvolto i nastri della memoria per ripensare a cosa mi è rimasto di tutte le stagioni passate.

Mi sono venute in mente le estati più lontane, quelle dell’adolescenza i cui ricordi sono sbiaditi dal tempo e i cui contorni sono ormai vaghi. Erano gli anni in cui la vacanza estiva era una totale pausa tesa a liberare le energie i pensieri e le emozioni, ma che agiva anche come momento di transizione che accompagnava verso un nuovo inizio. Un momento di passaggio interiore così meravigliosamente rappresentato dal film “Stand by me”.

Dopo sono arrivate altre estati fatte di lunghi viaggi; il primo da solo con gli amici quando, ancora sedicenne, girai in lungo e largo l’Europa in treno per due mesi. E poi ancora l’anno della maturità, passate le fatiche dell’esame, un’altra lunga pausa in viaggio con gli amici partendo dalla Sicilia, risalendo le grandi isole, Sardegna e Corsica, per poi tornare indietro attraversando tutto lo stivale.

Negli anni dell’università invece era diverso. L’estate era il ritorno a casa dopo l’inverno passato a Milano per stare con i vecchi amici e la famiglia. E poi non staccavo mai completamente per via della sessione di esami autunnali.

Da quando è arrivato il lavoro, il concetto di estate intesa come lunghi mesi di pausa è venuto meno. In questi anni ho fatto molti viaggi, diversi fuori stagione e tutti molti intensi. Il viaggio, spesso alla scoperta di luoghi a me sconosciuti, è diventato il filo conduttore delle tre, a volte quattro, settimane in cui stacco la spina.

Ognuno è una storia a se e non saprei farne una classifica.

Ma tra tutti ce ne uno che ha avuto di più il sapore dell’estate. Sono passati esattamente dieci anni. Non è stato solo il viaggio in se, ma tutto il contesto in cui è maturato. Era uno di quei periodi di grande cambiamento, avevo chiuso una relazione importante, frequentavo un nuovo ambiente di lavoro e avevo stretto nuove amicizie.

Partii per una traversata della Grecia in barca a vela insieme ad un gruppo di persone quasi tutte conosciute da poco.

Ho ripreso la moleskine sui cui avevo catturato quei momenti ed ancora mi emoziono rileggendo i passaggi più intensi:

La meraviglia inattesa

5 AGOSTO – E’ la nostra seconda sera  in viaggio e non potevamo essere più fortunati. Ceniamo in una piccola taverna condotta da una famiglia di pescatori. A servirci è l’anziano capofamiglia, il volto sereno e abbronzato e la fronte solcata da rughe ognuna delle quali sembra avere una storia da raccontare.

I tavoli sono disposti al limite della spiaggia, sistemati sotto gli alberi che, durante le ore più calde del giorno, proteggono dalla calura dei raggi del sole.

Di fronte a noi la baia, sulla sinistra si estende la spiaggia mentre sulla destra si innalza un piccolo promontorio da cui è possibile ammirare l’intero panorama. Al calare del sole la luna sorge riflessa sullo specchio di mare abbracciato da due piccoli lembi di terra, le stelle pallidamente iniziano a popolare la volta celeste e tutto si confonde nella nostra mente leggermente intorbidita da qualche bicchiere del vino locale.

 

Il viaggio dentro di me

10 AGOSTO – E’ la notte di  S. Lorenzo. In questo breve periodo dell’anno la Terra, nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole, attraversa una zona dove probabilmente in un lontano passato è transitata una cometa che ha lasciato tracce di se; frammenti che incontrando la nostra atmosfera danno origine incendiandosi al fenomeno delle stelle cadenti. Questa sera i miei pensieri sono rivolti alla cometa che sta transitando nel mio universo; non ho la certezza che saprò trattenerla, non ho la certezza che saprà seguirmi. L’unica cosa che so e che con me porto frammenti che si incendiano ogni volta che incontrano il mio cuore.

 

La condivisione

12 AGOSTO – E’ sera e stiamo ascoltando “just the way we are” di Lene Marlin. Il sole scompare lentamente all’orizzonte inghiottito dal mare che sembra ribollire al suo contatto. Un altro giorno se ne andato, guardo all’orizzonte il sole che si tuffa nel mare e mi chiedo dove sono in questa lunga traversata della vita.

E una sera speciale. Giochiamo, scherziamo e ci ritroviamo ad un tratto più vicini. Ognuno racconta la storia che porta dentro; un viaggio personale che in questo angolo di mondo si incrocia con quello degli altri. C’è una forte voglia di condivisione e la consapevolezza che quando torneremo non saremo più quelli che eravamo quando siamo partiti.

In questo attimo magico ripenso alla mia rotta verso mete lontane, sto assaporando il piacere di un approdo felice e mi chiedo se si tratti soltanto di un miraggio.

 

Il ritorno alla civiltà

17 AGOSTO – Una strana sensazione comincia ad insinuarsi, un misto tra la malinconia per la vacanza che sta finendo ed il senso di ansia ed angoscia dovuto al ritorno “alla civiltà” dopo settimane in mare aperto. Sento già la mancanza di quei giorni di pace, tranquillità e a volte solitudine, ma quella che ti fa stare bene, che non senti necessario fare grandi cose per stare in armonia con te stesso e con gli altri.

Il silenzio, l’odore del mare e i rumori della notte, la luce della luna e delle stelle. Il sonno cullato dalle onde ed i risvegli con tuffi in fresche acque. Il vuoto guardando l’orizzonte.

Tutto questo sta per finire e lascia in noi un sapore dolce e amaro. Domani ci aspetta un volo che ci riporta a casa ma una parte di cuore lo lasciamo in questi luoghi.

 

Il rimpianto

18 AGOSTO – La radio sta suonando un’ultima canzone. Una voce italo-americana che canta “That’s Amore” riecheggia tra le banchine del porto evocando i tempi lontani della “Dolce Vita”.

Mentre lasciamo la barca do un ultimo sguardo alla mia cabina. Il posto accanto al mio ancora vuoto, chi avrebbe dovuto occuparlo è arrivata troppo tardi.

 

Un estate memorabileultima modifica: 2011-08-04T09:39:00+02:00da massimoko
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